L'imperialismo giapponese e l'invasione extraterrestre del 1917

lunedì 14 maggio 2012



Tutti si ricordano l'ex presidente USA Ronald Reagan quando, in visita il giorno 4 dicembre 1984 alla Falston High School e in presenza di docenti e studenti, dichiarò:

Non ho potuto fare a meno di dire a Gorbaciov quanto sarebbe facile il nostro lavoro se improvvisamente ci fosse una minaccia alla Terra da parte di qualche altra specie di un altro pianeta nell’Universo. Dimenticheremmo tutte le differenze, e ci renderemmo conto una volta per tutte che siamo tutti esseri umani qui sulla Terra. Beh, non credo che dovremmo attendere la venuta di una razza aliena sulla Terra che ci minacci. Ma, penso che potremmo ottenere questo risultato anche tra di noi. Grazie a tutti, Dio vi benedica”.

Lo stesso Gorbaciov, in una intervista televisiva alla trasmissione “Che tempo che fa”, andata in onda nell'anno 2006 sul canale di Stato italiano RAI 3 e condotta da Fabio Fazio, confermò le “paure” extraterrestri di Reagan, il quale incalzò questo discorso nel suo intervento presso l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite avvenuto il giorno 21 settembre 1987 dichiarando che:


Forse abbiamo bisogno di una qualche minaccia esterna universale per riconoscere questo legame comune. Ho pensato a quanto rapidamente le nostre differenze scomparirebbero se fossimo di fronte ad una minaccia aliena proveniente al di fuori di questo mondo. Anche se, mi pongo la domanda: una forza aliena non è già qui? Cosa potrebbe esserci di più alieno della guerra e la minaccia della guerra?”

Come si evince da questi famosi interventi presi come esempi, lo spauracchio dell'invasione extraterrestre e la coesione comune per far fronte unico nel cercare di limitare questo intervento esterno proveniente dal Cosmo è sempre stato nell'agenda degli Stati Uniti d'America, ma non solo americana.

Nessuno, comunque, avrebbe mai immaginato che già nell'anno 1917 del secolo scorso qualcuno avrebbe parlato di extraterrestri e coesione comune.

In quel periodo, gli USA ebbero un florido interesse per l'Estremo Oriente con una politica definita della “porta aperta”, sopratutto con la Cina. Questa politica di apertura, resa possibile dopo aver acquistato le Filippine, resse fino all'anno 1915, periodo in cui il Giappone iniziò una lunga serie di violazioni, che portarono gli Stati Uniti d'America a continue e ampliate proteste. Questa problematica culminò nell'anno 1917, quando i Giapponesi mandarono un gruppo di autorevoli personalità in una missione negli USA, e dove venne riaffermata la politica della “porta aperta”, nel cui accordo le parti si impegnavano reciprocamente a rispettare l'indipendeza e l'integrità territoriale della Cina.

Ma gli sforzi furono vani. Il Giappone non mantenne le sue promesse e non rispettò l'accordo firmato a Washington.

In quella “missione imperiale giapponese” partecipò, tra gli altri, il Visconte Hishii il quale firmò con l'allora Segretario di Sato Lansing un accordo che, sulla carta, doveva avere un lunga durata. La firma del cosidetto “accordo Lansing-Hishii” fu apposta il giorno 2 novembre 1917.

Ma andò tutto all'aria, per motivi espansionistici nipponici.

Il registro di quell'incontro e dell'accordo si possono trovare negli Archivi di Stato degli USA con il documento di 144 pagine dal titolo “The Imperial Japanese mission, 1917. A record of the reception throughout the United States of the special mission headed by Viscount Ishii. Together with the exchange of notes embodying the Root-Takahira understanding of 1908 and the Lansing-Ishii agreement of 1917. foreword by Elihu Root”.


Ebbene, a pagina 105 di questo documento ufficiale troviamo una interessante dichiarazione di John Dewey, all'epoca professore di Filosofia alla Columbia University, affermazione che destò molto interesse. Ecco cosa disse:



Qualcuno ha commentato che il miglior modo di unire tutte le nazioni di questo mondo sarebbe un attacco proveniente da un altro pianeta. Di fronte ad un nemico alieno, la popolazione risponderà con un senso di unità per i suoi interessi e propositi in comune. Abbiamo il passo successivo nel momento attuale. Prima di una minaccia comune, America del Nord e del Sud, Occidente ed Oriente, hanno fatto una cosa inaudita, una cosa meravigliosa, una cosa che, può ben essere che per la storia futura sia segnalata come la cosa più importante accaduta in questi giorni di eventi meravigliosi. Hanno unito ampiamente e intimamente le loro forze in una causa comune tra loro e con le nazioni europee che erano più, direttamente, minacciate. Quello che pochi sognatori speravano avvenisse entro pochi secoli, è divenuto un fatto compiuto in pochi anni. Nonostante la distanza geografica, a differenza della sua espressione, della sua diversa religione, e fino ad ora con indipendenti obiettivi, le nazioni di tutti i continenti hanno formato quello che per il momento non è altro che uno Stato mondiale, una immensa azione di cooperazione in nome della civiltà.”


Come avete letto, il tema degli extraterrestri, dell'unione comune dei popoli in caso di invasione, reale o metaforica che sia, dallo Spazio Esterno non è solo una “invenzione” post 1947 (anno ufficiale della nascita dell'Ufologia contemporanea) o post 1940 quando il Duce Benito Mussolini dichiarò alla Federazione Fascista dell'Urbe, al Teatro Adriano il 24 febbraio 1941 di popoli Marziani bellici (discorso dai connotati propagantistici e, probabilmente, non reali).

Il problema di una invasione extraterrestre è ben radicato nel discorso politico e sociologico mondiale, anche in anni non sospetti come il 1917 del secolo scorso, una questione che continuerà ad esistere fino a quando un giorno, vicino o lontano che sia, l'umanità avrà ufficialmente a che fare con questi Altri. C'è chi dice che siano già tra noi, ma i contatti sono solo sporadici. E se un giorno decidessero di manifestarsi in massa? Siamo sicuri che il discorso sociologico della “unione fa la forza” sia un dogma certo? Bisogna fare fronte all'istinto umano che, come sappiamo, non è esente da atteggiamenti irrazionali e istintivi che può portare dei danni precisi, non tanto ad ipotetici extraterrestri invasori, ma paradossalmente agli esseri umani stessi.

Sarebbe il caso, magari, di creare ufficialmente dei protocolli di indottrinamento in caso di materializzazione di una evenienza simile. Protocolli alla libera consultazione del cittadino e, non solo, di appannaggio per scienziati, politici e militari. Quindi rendere una evenienza del genere non più, sulla carta fantascientifica, ma nei sui limiti quanto meno verosimile. E' vero, non si conosce ancora ufficialmente se esista (o meno) una minaccia proveniente dallo Spazio, ma se i protocolli in caso di invasione extraterrestre sono, a quanto pare, già stati stilati dal Pentagono, perchè protocolli similari non vengono creati per la gente comune, magari coinvolgendo (tanto per fare un esempio) le squadre di Protezione Civile di mezzo mondo? Chissà se ciò avverrà mai.


Articolo scritto da Antonio De Comite

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