7 giorni UFO: Spiegati gli UFO sferici dei filmati NASA?

lunedì 7 novembre 2011

Ben ritrovati con la consueta rubrica "7 giorni UFO". Apriamo con una chicca, la quale potrebbe spiegare convenzionalmente la maggior parte dei misteriosi oggetti sferici fluttanti nei pressi delle navette spaziali della NASA.

Si tratterebbe di un AERCam Sprint (Autonomous Extravehicular Activity Robotic Camera Sprint), esperimento progettato per dimostrare l'uso di un prototipo di una camera televisiva a volo libero che potrebbe essere utilizzata per i controlli a distanza degli esterni della International Space Station.

La AERCam Sprint ha un diametro di circa 36 centrimetri e di un peso di circa 16 chilogrammi. La sfera contiene due camere televisive, un sistema avionico e 12 piccoli propulsori alimentati da nitrogeno gassoso. La sfera, dalle sembianze di un grande pallone da calcio, è stata rilasciata per la prima volta da Winston Scott (Mission Specialist) durante la passeggiata spaziale della missione STS-87 (19 novembre 1997 – 5 dicembre 1997) e volò liberamente fuori dal vano cargo per circa 30 minuti. Il volo libero fu controllato da remoto dal pilota Steve Lindsey dal ponte di volo dello Shuttle, utilizzando un controllo manuale, due computers portatili e un'antenna montata sulla finestra del veicolo spaziale. La sfera è progettata per muoversi molto lentamente alla velocità di meno di un quarto di piede per secondo. Inoltre, è rivestita di uno strato di feltro Nomex per attutire qualsiasi contatto involontario con la superficie della navetta spaziale e prevenire danni (vedi video a questo link).

Mistero risolto dunque? Con ogni probabilità si, anche se alcuni filmati e testimonianze rimangono avvolti nell'enigmatico più assoluto.

Passiamo ora ai veri UFO.

César Cabo portavoce della Unión Sindical de Controladores Aéreos (USCA) ha dichiarato il giorno 11 ottobre 2011 che tre equipaggi di aerei civili hanno avvistato un UFO

La dichiarazione è apparsa prima su Twitter e poi ha fatto il giro del mondo, soprattutto dei ricercatori che si occupano di UFO.

L'avvistamento è avvenuto nel primo pomeriggio del giorno 11 ottobre 2011 nello spazio aereo dell'aeroporto di Barajas. Nella torre di controllo ricevettero una “strana” notifica da uno degli aerei nella zona che diceva: “Sto rilevando sul mio radar un bersaglio”. In gergo un “bersaglio” si riferisce ad un elemento sconosciuto. All'inizio l'affermazione non potè essere corroborata da terra, nemmeno i radar secondari rilevarono nulla di insolito. Poco dopo, un secondo pilota allerta la torre di controllo di un'altra “luce bianca” sopra i suoi monitors; poi, un terzo aereo riferì la stessa cosa al Centro di Controllo di Barajas.

Secondo le informazioni fornite da César Cabo, le segnalazioni crearono un gran trambusto tra gli addetti alla torre di controllo, un'atmosfera mista di sorpresa, confusione e irrequietezza. Per molto tempo si è cercato di spiegare l'avvistamento, ma alla fine si sono arresi. Qualunque cosa abbia sorvolato Barajas non era senza dubbio un aereo.

Sempre secondo César Cabo, che nel frattempo ha confermato il tutto in una intervista radiofonica al programma della RTVE (Radiotelevisión Española) “Espacio en Blanco puntata n°325” condotto da Miguel Blanco, il fenomeno non è così insolito come si potrebbe pensare ed afferma: “da tempo i piloti rilevano sui loro radars elementi con accelerazione non balistica”. Praticamente, nessun caso ottiene una spiegazione razionale.

Quindi, come avete letto, ci sono ancora casi non spiegati, rilevati sui radar, da piloti e addetti alle torri di controllo, casi probanti che stranamente non hanno "eco" mediatica planetaria. UFO reali.

Passiamo ora a viaggiare virtualmente oltre la Terra.

Sono innumerevoli le notizie che giornalmente arrivano dall'Universo e che portano a confermare, ancora di più, che la vita è altamente diffusa nel Cosmo.

Scienziati statunitensi hanno studiato il processo che dimostra come alcuni elementi chiave per la formazione dei pianeti dove alberga la vita provengono dall'esplosione di stelle supernovae.

Un gruppo di ricercatori diretto da John Hugles dell'Università di Rutgers (USA), ha utilizzato i dati dell'osservatorio Chandra dei Raggi X della NASA per realizzare uno studio sopra la formazione di esplosioni di supernovae.

Gli specialisti analizzarono la stella Cassiopea A (Cas A), i resti di una supernova (vedi immagine sopra), ossia una struttura a nebulosa originatasi da una gigantesca esplosione di una stella circa 325 anni fa. Cassiopea A si incontra nella costellazione di Cassiopea, a una distanza di 10.000 anni luce dal sistema solare ed è la fonte astronomica di emissioni radio più brillante nello Spazio conosciuto. Una immagine a raggi X di questo oggetto ha rivelato gruppi di gas di siliceo, zolfo e ferro che vengono espulsi dal centro della stella.

Grazie allo spettrometro ACIS installato nel telescopio, gli astronomi hanno potuto ottenere immagine di Cassiopea A che mostrano la distribuzione degli atomi di ossigeno, silicio e ferro in questo scudo d'espansione, che ha una temperatura di circa 50 milioni di gradi Fahrenheit e rivela come questi elementi si mescolano con il gas e la polvere dell'ambiente interstellare.

Lo scudo d'espansione della supernova viaggia ad una velocità di 800 chilometri al secondo. E' un viaggio abbastanza rapido perchè le immagini scattate nel corso degli anni dall'osservatorio cosmico Chandra mostrano come i nodi di materia che si formano nello scudo cambiano e si raffreddano.

Monitorando questi cambiamenti, gli astronomi sperano di conoscere con quale rapidità e in quale forma gli elementi espulsi si depositano nel mezzo interstellare.

Ma le sorprese da Cosmo non finiscono qui, anzi riguardano anche un pianeta del Sistema Solare che ci ospita. Stiamo parlando di Mercurio.

La sonda spaziale Messenger della NASA ha scoperto “strane cavità” (vedi immagine sopra) sulla superficie del pianeta.

Le immagini scattate in orbita mostrano migliaia di particolari “depressioni” in una varietà di longitudini e latitudini, che variano nella forma dai circa 18 metri ad oltre un chilometro di diametro, e dai 18 ai 36 metri di profondità.

Nessuno sa come siano apparsi.

David Blewett, membro del team scientifico dello Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory ha dichiarato: “queste cavità sono state una grande sorpresa. Abbiamo sempre pensato a Mercurio come una reliquia, un posto che non cambiava di molto, ad eccezione dei crateri da impatto. Ma le cavità scoperte sembrano essere più giovani dei crateri in cui si trovano. Questo significa che la superficie di Mercurio, in modo sorprendente, è ancora in evoluzione”.

Il Mars Reconnaissance Orbiter ha rilevato depressioni simili nel ghiaccio di anidride carbonica, nel polo sud di Marte, dando a quella superficie l'apparenza di un “formaggio svizzero”. Su Mercurio, invece, sono state trovate in una roccia e, spesso, hanno interni luminosi e aloni.

Incalza Blewett: “non abbiamo mai visto nulla di simile su una superficie rocciosa. Mercurio è praticamente privo di atmosfera, il vento non soffia e la pioggia non cade. Quindi le cavità non sono state scolpite dal vento o dall'acqua. Altre forze devono essere al lavoro”.

Quali forze aggiungiamo noi? Per il momento tante ipotesi, ma nessuna certezza. Resta tutto enigmatico, ma dimostra come noi non conosciamo assolutamente nulla delle forze (naturali e, chissà, artificiali) che plasmano la vita dell'Universo conosciuto e non.

Concludiamo con le risultanze che provengono direttamente dalla Casa Bianca, in merito alle due petizioni inviate da ufologi americani e italiani che richiedevano a gran voce la verità sulla presenza extraterrestre sulla Terra.

La risposta è stata scontata: nessuna prova concreta della presenza extraterrestre sulla Terra e nessun insabbiamento sugli UFO.

Ci domandiamo, a cosa servono queste petizioni se il risultato appare scontato? Ma davvero si credeva in risposte epocali e che potevano cambiare la Storia dell'Umanità? Suvvia.

Arrivederci alla prossima settimana.


Scritto a cura di Antonio De Comite (fondatore del Centro Ufologico Ionico)

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